Gabriele Demarin Fontface e Roberto Rodriguez durante [a casa] 2012 esporranno la lampada Gufo.
O.W.L._Acrylic laser-cutted wall Led sculpture_2012
FONTFACE BIO Gabriele Demarin, conosciuto come Fontface, nasce a Trieste nei primi anni ’80. Frequenta l’Istituto d’arte Enrico ed Umberto Nordio per poi terminare gli studi al Sello di Udine. All’inizio della sua carriera ha lavorato come grafico pubblicitario; intorno al 2000 inizia a produrre adesivi per rendere pubbliche le sue creazioni e le sue ideologie etico-politiche (intervista Fatbombers); si tratta di adesivi contro il razzismo e la vivisezione (FF è un convinto animalista). Lavora nel settore pubblicitario e dell’illustrazione ma la sua indole lo porta a sperimentare percorsi alternativi a quelli del mercato e così nel 2004 nasce Fontface: progetto indipendente di arte urbana.
La sua arte è caratterizzata da linee nette, dall’uso del nero e di segni tipografici coi quali crea espressioni e personaggi immaginari o esistenti. Il lavoro di Fontface, inizialmente prettamente urbano, viene presto portato nelle gallerie dove il progetto prende delle forme e colori diversi da quelli della strada, senza però risultare ingabbiato o limitato. Ha lavorato in Italia e in diverse città europee, ha collaborato con artisti e professionisti di tutti i settori artistici, come ad esempio con il cortometraggio “The Half Below girato da Enrico Cerovac con le musiche di Scuola Furano.
Nel 2007 si trasferisce a Londra dove lavora come designer ed illustratore e dove usa la strada per esprimere le proprie idee fino ad approdare in una galleria di Kingston con la sua ultima personale intitolata ” Tecnicolor ” nel 2010.Dai bidoni della carta riciclata trasformati in gatti fino al periodo più cupo di “Ora et Labora” ( personaggi curvi, senza braccia di colore nero ) Fontface non ha mai smesso di sperimentare e creare nuove forme e figure fino ad arrivare agli ultimi lavori inediti in cui omette l’uso, che tanto lo contraddistingue, dei caratteri tipografici. Il continuo gioco tra profondità ed ironia, uno stile pulito, essenziale, raffinato, eppure, come pochi altri tra gli artisti del suo settore, capace di attrarre l’attenzione e l’ammirazione dello spettatore.
Nell’equilibrio delle sue forme, nulla sembra accadere di accidentale: tutto appare fissato così da sempre, non mutabile, non modificabile. Eppure, l’opera non suscita un senso di tranquillità, di armonica serenità; qualcosa, impercettibile, suggerisce una sensazione di inquietudine.
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